
Mi chiamo Monica.
Fotografo persone, famiglie e legami veri. Creo immagini che non servono a mostrarsi, ma a ricordare.
Perché la vita che viviamo ogni giorno, anche quando sembra semplice, è già piena di bellezza.

LA MIA STORIA
Ho iniziato a fotografare da ragazza, mentre frequentavo il Liceo artistico di Latina quando ho trovato una vecchia Olympus a pellicola.
A 27 anni sono partita da sola per la Nuova Zelanda, senza sapere l’inglese. Avevo bisogno di uscire dalla mia troppo piccola zona di comfort. È stato lì che ho trovato il coraggio di fare quello che avevo lasciato per timidezza:
iscrivermi all’Accademia delle Belle Arti di Roma e dove ho scoperto il ritratto fotografico.
IL MIO LAVORO
Ho iniziato nel 2013 come seconda fotografa di matrimoni. In quel periodo ho capito che ciò che mi emozionava davvero erano le immagini semplici, piene di tenerezza, più che quelle costruite o spettacolari. Così, in modo naturale e non programmato sono diventata fotografa di famiglia. Mi sono formata sulla sicurezza dei neonati e sulla fotografia di maternità, bambini e famiglia, tramite mentoring e workshop
DA QUANDO SONO DIVENTATA MAMMA
Nel 2025 sono diventata mamma anche io.
E questo ha cambiato il modo in cui guardo il mio lavoro.
Oggi capisco ancora di più le mamme che fotografo:
le paure, le emozioni, il tempo che corre veloce, la sensazione che tutto sia intenso, ma anche fragile.
In questo periodo ho riflettuto molto su quello che faccio, sull’importanza dei ricordi e su il tipo di ricordo che voglio lasciare ai clienti che si affidano a me e all'importanza delle stampe come oggetto tangilbile del nostro passaggio da lasciare a figli e cari, le foto sul cellulare sono spesso ricordi che andranno persi.


Credo che la fotografia sia un esercizio di gratitudine.
Un modo per dire: “Questo momento conta"
Per fermarlo.
Per custodirlo.
Per poterlo ritrovare nel tempo.
foto di Francesca Cervasi
Se senti che il mio modo di lavorare ti risuona, scrivimi.
Raccontami chi siete e cosa vorreste ricordare.

La parola “mandala” significa “contenitore dell’essenza”.
Per me rappresenta l’idea di uno spazio che custodisce ciò che conta.
Un po’ come una fotografia:
un luogo in cui conservare emozioni, ricordi e legami.